In un pomeriggio estivo un uomo si lancia con la sua auto nella campagna del Sussex, ma attraversando un bosco smarrisce la strada; uscito dalla selva si ritrova di fronte a una antica dimora signorile.
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Il protagonista che sembra entrare per caso in un mondo popolato da personaggi enigmatici: una gentildonna impossibilitata a vedere, una schiera di bambini inafferrabili, un maggiordomo discreto e inappuntabile. L’intima atmosfera del racconto è abbastanza inconsueta nell’opera di Kipling: è certo molto lontana da quella esotica o avventurosa delle più note narrazioni, e ancora più distante dalla celebrazione dell’azione civilizzatrice delle potenze coloniali. In They si coglie qualcosa di molto più personale, riflessivo, anche sentimentale, tanto che la critica ne ha sottolineato una lettura in chiave autobiografica. Infatti nel 1899, non molti anni prima della stesura del racconto (pubblicato per la prima volta sul numero di agosto del 1904 dello Scribner’s Magazine e compreso pochi mesi dopo nella raccolta Traffics and Discoveries), Kipling aveva perso tragicamente l’amatissima figlia Josephine, morta di polmonite a soli sei anni. In questo racconto l’attenzione e la tenerezza speciale che lo scrittore dimostra nei confronti dei bambini e dei ragazzi, e che trova espressione nei protagonisti di molte delle sue opere (da Mowgli a Kim a Harvey), assume un aspetto nuovo e più profondo, che affonda nel personale struggente ricordo per la figlia scomparsa. Tuttavia l’identificazione del tutto naturale tra il narratore e Kipling stesso non esaurisce la forza della storia, banalizzandola nella mera rievocazione di un lutto privato. L’autore costruisce infatti con efficacia la sua narrazione, conducendo progressivamente il lettore a intuire ciò che il protagonista riesce a cogliere come rivelazione definitiva solo al termine della short story.
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