Che cosa significa odiare, oggi, nel nostro Occidente ipersensibile? E perché l’odio è diventato il sentimento più sospetto, quello da cui la nostra società sente maggiormente il bisogno di difendersi? Questa indagine non vuole certo giustificare l’odio, né tantomeno celebrarlo.
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Si propone piuttosto di comprendere quale ruolo possa avere, nella vita morale e politica, un’emozione tanto antica quanto controversa. A partire da una semplice domanda – può esistere un “diritto di odiare”? – il libro attraversa la filosofia, la storia politica, la psicologia mettendo bene in chiaro che esiste una netta distinzione tra ciò che si prova e ciò che si fa, tra sentimento e azione, tra parola e violenza. Ne emerge una piccola esplorazione della libertà e dei suoi limiti, che mette in evidenza l’equilibrio fragile tra la tutela della sensibilità personale, divenuta il nuovo principio morale del nostro tempo, e la necessità del dissenso. Un percorso che invita a riflettere non sull’odio in sé, ma su ciò che la nostra difficoltà a tollerarlo rivela del tempo in cui viviamo.