Si può partire dalla letteratura dell’Ottocento per raccontare il nostro presente e i suoi contrasti? Beniamino Placido, una delle menti più brillanti, curiose e versatili della seconda metà del Novecento italiano, indaga il conflitto cardine della società americana attraverso due romanzi emblematici delle tensioni ideologiche ed emotive di quella cultura.
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La capanna dello zio Tom di Beecher Stowe appare nel 1852, Benito Cereno di Melville nel 1855. Il primo, “intrinsecamente consolatorio”, ha la struttura, le tinte forti e gli intrecci aggrovigliati di un romanzo popolare. Benito Cereno, “intrinsecamente sovversivo”, ha al contrario una struttura drammatica e sobria, ed è considerato un esempio di letteratura “alta”. A prima vista lontanissimi per qualità, stile, riscontro di pubblico, questi libri presentano due prospettive diverse, a tratti opposte, sulla schiavitù, sulle sue ricadute economiche, culturali e umanitarie, e sul ruolo futuro della popolazione nera. Ma, a guardare meglio, i due romanzi condividono qualcosa di più profondo che definisce la società statunitense, ancora oggi. Passando per il cinema dei primi anni Trenta, I Promessi sposi e la pornografia, Beniamino Placido mostra come le due schiavitù siano in realtà una sola, la stessa che sottostà alle discriminazioni attuali.