Ogni incontro autentico, anche quello di Charles Lucien Moulin con sé stesso, avviene nel silenzio. Un silenzio che non è semplice assenza di rumore, ma una sorta di disvelamento del senso della vita. Un atto di resistenza contro il caos del mondo moderno e delle sue convenzioni, delle sue follie e perbenismi. Del vuoto che troppo spesso ci circonda.
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Moulin, nel suo percorso tra le vette solitarie delle Mainarde, non ha mai cercato la luce della fama che, in ogni epoca, segue le stesse logiche di ipocrisia e brevi momenti di felicità. La sua luce era un’altra: quella di una ricerca intima, della quale egli stesso diventava la principale materia e per cui il suo stesso corpo si è fatto pennello.