Il volume affronta la complessa figura di Ernesto De Martino centrando lo studio sugli aspetti che fanno dell'etnologo napoletano uno dei grandi interpreti del Novecento e della sua crisi.
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In un itinerario che va dal giovanissimo De Martino suggestionato dalla lettura di Spengler fino agli scenari apocalittici del grande libro postumo sulla fine del mondo, l'autore analizza momenti cruciali nella riflessione e produzione demartiniana: così l'interesse per il mondo primitivo e la «mobilitazione dell'arcaico» e la ricerca di un nuovo umanesimo, «etnologico» ma allo stesso tempo consapevole del valore e del ruolo dell'Europa nella storia del mondo. Ma l'Europa è minacciata dalla patologia del suo spirito.