Nell’Iliade il rapporto tra Achille e Patroclo è da sempre avvolto da un’aura di ambiguità: tra i due cugini nasce un legame tanto intenso da sembrare qualcosa di più di una semplice amicizia. Qualche secolo dopo, nei Mirmidoni di Eschilo, i due vengono rappresentati apertamente come amanti e il fantasma di Patroclo rimprovera Achille di non aver rispettato «i nostri innumerevoli perduti baci».
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D’altronde, nel mondo greco antico, l’educazione dei giovani – la paideia – poteva includere anche un’unione erotica tra maestro e discepolo, senza che questo fosse considerato scandaloso. Come si è arrivati, allora, a trasformare ciò che in alcune epoche era percepito come amore, formazione o legame affettivo in un peccato mortale per il mondo cristiano?