“Questo libro nasce da un ritorno. Un ritorno in una scuola che è prima di tutto un luogo dell’anima: corridoi già vissuti da bambino, attese fuori dalle aule, il nome di una madre professoressa inciso su un vetro che torna all’improvviso, come una firma lasciata al margine della memoria.
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In queste pagine non c’è un trattato sulla scuola, né un bilancio teorico sul mestiere di insegnare: ci sono storie. Piccole, concrete, spesso nate da imprevisti, supplenze, ore ‘tappabuchi’ che si rivelano, a posteriori, le più necessarie. La prospettiva è dichiaratamente parziale: è quella di un docente che ogni giorno si rimette in gioco. Non nasconde la fatica, le incertezze, le improvvisazioni, le paure di non essere all’altezza; ma prova a mostrare come, proprio lì dentro, nasca una professionalità che non coincide col ‘fare tutto alla perfezione’, bensì con l’imparare ad adattare il passo alla strada.”